La risposta del GNRC alla “Amoris Laetitia”

UNA RISPOSTA DA PARTE DELLA RETE GLOBALE DEI CATTOLICI RAINBOW ALL’ESORTAZIONE APOSTOLICA DI PAPA FRANCESCO AMORIS LAETITIA (LA GIOIA DELL’AMORE)

09.04.2016

L’Esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco con il titolo “Amoris Laetitia” apre nuove prospettive per il lavoro pastorale della Chiesa cattolica, attingendo sia da precedenti insegnamenti della Chiesa sulla vita familiare e il matrimonio, e anche da un  apprezzamento pragmatico e più ‘coi piedi per terra’ delle esperienze realmente vissute di vita familiare. Tuttavia, notiamo che queste prospettive non sono ancora applicate con piena conseguenza quando si tratta di persone con identità di genere e/o orientamento sessuale diverso (persone LGBTQI).

Accogliere nuovi approcci pastorali

Sosteniamo vivamente la posizione più favorevole presa da Francesco per allontanarsi da un attaccamento inflessibile alla dottrina e diretta ad un approccio più umano all’accompagnamento fondato sulla vera carità, che ‘è sempre immeritata, incondizionata e gratuita’ (Art. 296). Accogliamo con favore gli approcci pastorali che evitino giudizi che non tengano in considerazione ‘la complessità delle diverse situazioni’ (Art. 296), ma che, piuttosto, abbiano lo scopo di raggiungere ogni persona permettendole di trovare il sua corretto modo di essere nella Chiesa (Art. 297). E’ davvero positivo che Francesco ribadisca un punto già sostenuto  nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium (2013), cioè che la Chiesa ha spesso agito come  ‘controllore della grazia piuttosto che come suo facilitatore’ e afferma che piuttosto che essere una dogana, la Chiesa è ‘la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con tutte le sue problematiche”(Art. 310).

Apprezziamo che il Papa autorizzi le chiese locali a trovare interpretazioni calzanti delle questioni pastorali, morali e dottrinali (Art. 3). Questo darà più flessibilità e libertà alle diocesi di prendere decisioni concrete, cosa che è importante quando si tratta del lavoro pastorale con le persone LGBTQI e le loro famiglie.

Il documento fornisce  nuove indicazioni  sul discernimento pastorale sottolineando che i pastori devono rispettare la coscienza della persona, prendere in considerazione la situazione individuale e seguire la ‘logica della misericordia pastorale’ (Art. 307). Esso rifiuta la concezione del “diritto naturale “come ‘un insieme di regole  già stabilite’ che è stato argomento tradizionalmente usato nelle argomentazioni anti-omosessuali. Reinterpreta, quindi, la legge naturale come ‘fonte di ispirazione oggettiva per il processo, per lo più personale, di assunzione delle decisioni ‘ (Art. 305). Infatti, ‘coloro che manifestano un orientamento omosessuale’ dovrebbero essere assistiti attraverso ‘una guida pastorale rispettosa’ per essere in grado ‘di comprendere e svolgere appieno la volontà di Dio nella loro vita’ (Art. 305).

Educazione sessuale

Francesco ribadisce gli insegnamenti del Concilio Vaticano II sulla necessità di ‘una educazione sessuale positiva e prudente’, rimarcando le sfide poste all’educazione sessuale ‘in un’epoca in cui la sessualità tende ad essere banalizzata e impoverita’ (Art. 280). Francesco osserva che ‘l’impulso sessuale può essere coltivato in un percorso di conoscenza di sé e nello sviluppo di una capacità di dominio di sé, che possano aiutare a far emergere capacità preziose di gioia e di incontro amoroso ‘ (Art. 280). Il Papa chiede anche una educazione sessuale che includa ‘rispetto e apprezzamento per le differenze’ e un apprezzamento del proprio corpo che è necessario per poter riconoscere se stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé (Art. 285). Ci auguriamo che questa affermazione possa fare la differenza nella vita di molti adolescenti LGBTQI che spesso devono affrontare mancanza di sensibilità nelle loro scuole e la cui differenza non è sempre riconosciuta e accolta in modo sano, spesso anche da membri della Chiesa.

Famiglie con persone LGBTI

Quando il Papa parla esplicitamente di famiglie che ‘ vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale’ (Art. 250), egli afferma la dignità di ogni persona umana, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Chiede rispetto e che si evitino aggressioni e violenze. Eppure, la dichiarazione di  Papa Francesco sulla cura pastorale delle famiglie con membri omosessuali è inclusa in una sezione intitolata “Fare luce sulle Crisi, le Preoccupazioni e le Difficoltà”. Tale classificazione evidenzia il presupposto che le questioni LGBTQI sono in pratica dei problemi da superare, e non riconosce il dono e la grazia che si sprigionano quando una famiglia accetta e ama i suoi familiari LGBTQI.

Accogliamo con favore il riconoscimento che il  documento fa della necessità di una pastorale rispettosa. Sappiamo dalla nostra esperienza di lavoro con le persone cattoliche LGBTQI, che le forme più rispettose ed efficaci di cura pastorale sono quelle che sono state realizzate in accordo con le persone LGBTQI,  che rispettano il loro vissuto e onorano le loro voci, le loro aspirazioni e celebrano i loro doni e la loro dignità nella comunità dei fedeli.

Il problema della lingua

Che il documento utilizzi ‘orientamento omosessuale’ (in alcune versioni) per riferirsi a persone che sperimentano attrazione verso lo stesso sesso è già degno di nota, visto che in precedenti pronunciamenti della Chiesa su questo argomento, essa era solita usare l’espressione dispregiativa ‘tendenze omosessuali’.

Questo non significa che la Chiesa abbia superato i problemi di base del linguaggio, perché le espressioni riduttive come ‘attrazione omosessuale’ sono ancora semplicistiche e insoddisfacenti. Il GNRC non può ignorare il continuo danno al benessere spirituale e personale causato dall’uso di un linguaggio teologico non vero e impreciso e come ‘intrinsecamente cattivo’ e ‘oggettivamente disordinato’. Il GNRC accoglie l’assenza di questo vocabolario ne “La Gioia dell’Amore”, perché questecategorie favoriscono posizioni pregiudizievoli nei confronti delle persone e delle comunità LGBTQI, non da ultimo nel contribuire a tassi più elevati, rispetto alla media, di bullismo, autolesionismo e suicidio tra le persone LGBTQI più giovani.

Unioni omosessuali

Siamo delusi che Francesco ribadisca la storica posizione  della Chiesa che le unioni omosessuali non possono essere considerate ‘in alcun modo simili o anche remotamente analoghe al disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia’ (Art. 251, 52) e sembra non offrire molto spazio per il dialogo e l’esplorazione teologica su questi nuovi ‘segni dei tempi’. Le esperienze vissute da diverse coppie dello stesso sesso in tutto il mondo, che fanno parte del popolo di Dio, dovrebbero incoraggiare la Chiesa a discernere queste e altre espressioni delle esistenze LGBTQI, piuttosto che continuare a fare affermazioni categoriche che chiudono la porta al dialogo.

Vale la pena considerare che Francesco è preoccupato per la grande povertà della cultura contemporanea, che è evidente nella solitudine degli individui, derivante dalla assenza di Dio nella vita delle persone e dalla fragilità delle relazioni. Egli osserva che lo Stato ha la responsabilità di approvare le leggi e creare lavoro per garantire che i giovani possano realizzare il loro progetto di formare una famiglia (art. 43). Anche il Concilio Vaticano II fa eco a questa prospettiva quando afferma che ‘un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi “(Art . 125). Eppure, questo sembra  si debba applicare solo ai rapporti eterosessuali, e da nessuna parte in questa Esortazione Apostolica vi è un tacito riconoscimento che questo può anche essere vero per le relazioni tra persone dello stesso sesso. Ci auguriamo che la Chiesa applichi la stessa logica che si applica ad altre unioni irregolari anche alle relazioni omosessuali e ‘non manchi di valorizzare gli elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più al suo insegnamento sul matrimonio ‘ ​​( Art. 292).

Le condanne della violenza contro le persone LGBTI non sono sufficienti

Notiamo anche con preoccupazione che Francesco abbia ribadito le posizioni ripetute nei documenti sinodali che ritengono inaccettabile che gli aiuti internazionali siano legati all’introduzione di leggi che istituiscano il matrimonio fra persone dello stesso sesso (Art. 251), mentre non abbia alzato abbastanza la voce nella sua denuncia della violenza legalizzata in diversi paesi del mondo nei confronti delle persone LGBTQI, criminalizzati per essere quello che sono. L’esortazione apostolica riconosce che le persone LGBTI sperimentano l’aggressione e la violenza, tuttavia non raccomanda alcuna forma di rimedio al di là dell’evitarle.

In un contesto globale in cui le persone LGBTQI di tutto il mondo continuano a dover affrontare varie forme di aggressione e che si manifestano nella violenza strutturale, fisica, culturale, spirituale e psicologica, questa risposta è inadeguata. Laddove la criminalizzazione, l’abuso extragiudiziale, la pena di morte, la tortura, la terapia dell’avversione, la denigrazione morale e la negazione dei diritti umani delle persone LGBTQI sono ancora realtà, esortiamo i leader della nostra chiesa a invocare con urgenza la fine di tutte le forme di aggressione e di violenza contro le persone LGBTQI e le loro famiglie. Esortiamo la Santa Sede a fare una dichiarazione di esplicita condanna delle leggi che criminalizzano le persone LGBTQI. Una tale affermazione sarebbe del tutto coerente con i principi che il Papa ha stabilito in questo documento, e che esistevano già nell’insegnamento della Chiesa.

Comprendere il Genere e ‘l’Ideologia di Genere’

Notiamo anche che l’inquadramento del discorso sul’ideologia di genere da parte di Francesco è radicato nella comprensione del genere come una costante biologica e sul fatto che l’ideologia di genere scientemente riduca l’identità di genere ‘ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo ‘(Art. 56). E’ certo da apprezzare la sollecitudine della Chiesa per qualsiasi riduzionismo relativistico delle questioni legate al genere. Tuttavia, esortiamo la Chiesa a non banalizzare le esperienze vissute delle persone transgender, per le quali una identità di genere diversa dal loro sesso biologico non è una questione di scelta di un genere diverso, ma permettere loro di essere fedeli alla loro ‘verità’, come la vivono nel senso più profondo del loro essere.

Allo stesso tempo, accogliamo con favore il riconoscimento di Francesco che la mascolinità e la femminilità non sono categorie rigide e che le costruzioni sociali di genere dovrebbero essere piuttosto fluide, non escludendo così nessuno, sulla base del suo genere, dalla possibilità di accedere a professioni, arti o incarichi di leadership (Art. 286 ).

La necessità di ulteriore discernimento sulle questioni LGBTI

Se da un lato il documento promuove un approccio dialogico per il lavoro pastorale della Chiesa, dall’altro  il documento ha anche dimostrato una mancanza di comprensione scientifica delle vite delle persone LGBTQI nonché della dure situazioni che esse devono spesso affrontare sia all’interno che all’esterno della chiesa.

Invitiamo Papa Francesco insieme ai Padri sinodali ad iniziare un processo di ascolto che prevede  un articolato confronto con le persone LGBTQI e le loro famiglie, nonché con gli studiosi, scienziati e professionisti del settore della salute, della psicologia e di altre scienze sociali. Ci auguriamo che questo processo possa permeare la Chiesa man mano che essa riflette sulla sua comprensione delle persone LGBTQI e, a tempo debito, possa chiarire e rivedere la sua visione, la dottrina ed il linguaggio su queste persone e sul piano di Dio per loro.

Conclusione

Guardiamo con interesse al gentile incoraggiamento di Francesco per un dialogo all’interno della famiglia, radicato nel riconoscimento che diverse persone all’interno della famiglia hanno punti di vista, preoccupazioni, capacità e intuizioni diversi. Egli continua a riconoscere che ogni persona ha proprie verità e profonde problematiche ed esorta alla sensibilità e all’empatia con l’altro, per cercare di mettersi ‘nei suoi panni e di interpretare la profondità del suo cuore, individuare quello che lo appassiona e prendere quella passione come punto di partenza per approfondire il dialogo ‘(Art. 138).

Se da un lato apprezziamo questa comprensione del dialogo, dall’altro invitiamo la Chiesa ad abbracciare essa stessa questo tipo di dialogo e ad adottare tali atteggiamenti nei confronti delle molte persone LGBTQI all’interno della Chiesa cattolica che vogliono condividere con la Chiesa la propria fede vissuta nella loro diversità sessuale e di genere. Esortiamo Papa Francesco ad applicare la sua stessa esortazione alle famiglie:

    a‘ liberarsi dall’obbligo di essere uguali. E ci vuole anche astuzia per accorgersi in tempo delle “interferenze” che possono comparire, in modo che non distruggano un processo di dialogo. ‘(art 139).

GNRC Responde a “Amoris Laetitia”

UNA RESPUESTA DE LA RED GLOBAL DE CATÓLICOS ARCOIRIS A LA EXHORTACIÓN APOSTÓLICA DEL PAPA FRANCISCO “AMORIS LAETITIA” (LA ALEGRÍA DEL AMOR)

09.04.2016

La Exhortación Apostólica post-sinodal del Papa Francisco titulada “Amoris Laetitia” abre nuevas perspectivas para el trabajo pastoral en la Iglesia Católica, bosquejando simultáneamente desde las enseñanzas más tempranas de la Iglesia en la vida familiar y matrimonio, y también desde una pragmática y “aterrizada” apreciación de las experiencias vitales reales asociadas a la vida familiar. No obstante, notamos que estas perspectivas no están aún aplicadas con consecuencia completa cuando se refieren a personas de género y/u orientación sexual diversa (personas LGBTQI).

Recibiendo Nuevos Acercamientos Pastorales

Somos comprensivos de la postura más propositiva, tomada por el Papa Francisco, referente a alejarse de un inflexible apego a la doctrina y acercarse a una aproximación más humana de apostolado conectada a la verdadera caridad, la cual es “siempre inmerecida, incondicional y gratuita” (Art. 296). Acogemos los acercamientos pastorales que evitan “los juicios que no toman en cuenta la complejidad de las diversas situaciones” (Art. 296) pero más bien se enfocan en “ayudar a cada uno a encontrar su propia manera de participar en la comunidad eclesial” (Art. 297). Es sin duda positivo que el Papa Francisco reitere el punto hecho en la Exhortación Apostólica “Evangelii Gaudium” (2013) de que la Iglesia ha con frecuencia actuado como “árbitro de la gracia en lugar de ser su facilitadora” y afirma que, en lugar de ser un control de peaje, “la Iglesia es la casa del Padre, donde hay espacio para todos, con todos sus problemas” (Art. 310).

Apreciamos que el Papa empodere a las iglesias locales para encontrar interpretaciones ajustadas de asuntos “doctrinales, morales o pastorales” (Art. 3). Esto dará mayor flexibilidad y libertad a las diócesis para tomar decisiones prácticas, lo cual es importante cuando se trata de trabajo pastoral con personas LGBTQI y sus familias.

El documento da guías novedosas en el discernimiento pastoral, enfatizando que los pastores necesitan respetar la conciencia de la persona, tomar la situación individual en consideración y seguir la “lógica de la misericordia pastoral” (Art. 307). Además, rechaza una comprensión de la “ley natural” como “un conjunto ya constituido de reglas” lo cual fue una herramienta tradicional en la argumentación anti-homosexual. En su lugar, reinterpreta la ley natural como “una fuente de inspiración objetiva para su proceso, eminentemente personal, de toma de decisión” (Art. 305). Sin duda, “aquellos que manifiestan una orientación homosexual” deben ser asistidos desde una “respetuosa guía pastoral” para ser capaces “de comprender y llevar a cabalidad la voluntad de Dios en sus vidas” (Art. 305).

 Educación Sexual

El Papa Francisco reitera las enseñanzas del Concilio Vaticano Segundo basado en la necesidad de “una positiva y prudente educación sexual”, destacando los desafíos de esta “en una época en que la sexualidad tiende a ser banalizada y a empobrecerse” (Art. 280). Él destaca que “el impulso sexual puede ser cultivado en un camino de autoconocimiento y en el desarrollo de una capacidad de autodominio, que pueden ayudar a sacar a la luz capacidades preciosas de gozo y de encuentro amoroso” (Art.280). El Papa también llama por una educación sexual que incluya el “respeto y valoración de las diferencias” y que una “valorización del propio cuerpo en su femineidad o masculinidad es necesaria para reconocerse a sí mismo en el encuentro con el diferente” (Art. 285). Esperamos que esta declaración puede hacer una diferencia en la vida de muchos adolescentes LGBTQI que frecuentemente enfrentan insensibilidad en sus escuelas y cuya diferencia no es siempre reconocida y aceptada sanamente, con frecuencia por miembros de la Iglesia.

Familias con personas LGBTQI

Cuando el Papa habla explícitamente sobre familias que “viven la experiencia de tener en su seno a personas con tendencias homosexuales” (Art. 250), el confirma la dignidad de cada persona humana sin considerar su orientación sexual. El clama por respeto y a repudiar la agresión y violencia. Aun mas, una de las declaraciones del Papa Francisco discutiendo el cuidado pastoral para familias con miembros gays o lesbianas es incluida en una sección titulada “Iluminar Crisis, Angustias y Dificultades”. De todos modos, dicha clasificación, revela una suposición de que los temas LGTBQI son problemas simples a ser superados, y no reconoce las virtudes y gracias que ocurren cuando una familia acepta y ama a sus miembros LGBTQI.

Acogemos el reconocimiento del documento sobre la necesidad de un cuidado pastoral respetuoso. Sabemos desde nuestra experiencia, trabajando con personas Católicas LGTBQI, que las más respetuosas y efectivas formas de cuidado pastoral son aquellas que son hechas en consulta a personas LGBTQI que respetan sus realidades vitales, honran sus voces y aspiraciones, como también celebran sus dones y dignidad en la comunidad de creyentes.

El problema del lenguaje

Que el texto use “orientación homosexual” (como en la versión de habla inglesa) para referirse a personas que experimentan atracción sexual por el mismo sexo es un asunto que vale la pena destacar, considerando que, en pronunciamientos previos de la Iglesia en este tema, siempre se suele usar el término despectivo “tendencias homosexuales” (como en la versión de habla castellana).

Esto no significa que la Iglesia haya superado los problemas básicos del lenguaje, aun para expresiones reduccionistas como “atracción por el mismo sexo” que son todavía simplistas e insatisfactorias. La GNRC no puede ignorar el continuo daño para el bienestar espiritual y personal causado por el uso de lenguaje teológico incierto e impreciso como “intrínsecamente maligno” u “objetivamente desordenado”. La GNRC acoge la falta de dicho vocabulario en “La Alegría del Amor” pues dichas categorías fomentan posturas prejuiciosas hacía personas y comunidades LGBTQI, no restando en contribuir en las altas tasas de intimidación, auto-agresión y suicidio entre jóvenes LGBTQI.

Uniones Homosexuales

Estamos decepcionados que Francisco reitere la posición largamente mantenida por la Iglesia de que “no existe ningún fundamento para asimilar o establecer analogías, ni siquiera remotas, entre las uniones homosexuales y el designio de Dios sobre el matrimonio y la familia” (Art. 251). Además, parece no ofrecer mucho espacio para el dialogo y exploración teológica en estos nuevos “signos de los tiempos”. Las experiencias vividas por varias parejas del mismo sexo alrededor de todo el mundo y que son partes de los creyentes Católicos debieran alentar a la Iglesia a discernir sobre esta y otras expresiones de la existencia LGBTQI, en lugar de continuar haciendo declaraciones categóricas que cierran la puerta al dialogo.

Es valorable que Francisco este preocupado que “una de las mayores pobrezas de la cultura actual es la soledad, fruto de la ausencia de Dios en la vida de las personas y de la fragilidad de las relaciones”. Él destaca que el “Estado tiene la responsabilidad de crear las condiciones legislativas y laborales para garantizar el futuro de los jóvenes y ayudarlos a realizar su proyecto de formar una familia” (Art. 43). El Concilio Vaticano Segundo también hace eco de esta perspectiva cuando establece que “tal amor, asociado a la vez a lo humano y lo divino, lleva a los esposos a un don libre y mutuo de sí mismos, comprobado por sentimientos y actos de ternura, e impregna toda su vida” (Art. 125). Aun así, esto parece sólo aplicar a las relaciones heterosexuales, y en ningún lugar de la Exhortación Apostólica hay un reconocimiento tácito de que esto también pudiera ser cierto para relaciones del mismo sexo. Esperamos que la Iglesia aplique la misma lógica que usa para otras uniones irregulares como a las compuestas por uniones del mismo sexo y no dejará “de valorar los elementos constructivos en aquellas situaciones que todavía no corresponden o ya no corresponde a su enseñanza sobre el matrimonio” (Art. 292).

Condena a la violencia contra personas LGBTQI no es suficiente

Adicionalmente mencionamos con preocupación que el Papa Francisco reitera posiciones, repetidas en los documentos Sinodales, que consideran como inaceptable que la ayuda internacional sea condicionada a la introducción de leyes que formalicen el matrimonio de personas del mismo sexo (Art. 251), mientras no es lo suficientemente clara en su denuncia de la violencia legal en muchos países del mundo hacía personas LGBTQI que son criminalizadas por ser quienes son. La Exhortación Apostólica reconoce que las personas LGBTQI experimentan agresión y violencia, sin embargo, no recomienda ninguna forma o remedio más allá de la evasión.

En un contexto global donde las personas LGBTQI continúan enfrentando varias formas de agresión que se manifiestan en violencia estructural, física, cultural, espiritual, y sicológica, esta respuesta es inadecuada. Donde la criminalización, violencia extra judicial, penas capitales, tortura, terapias de conversión, vilipendio moral y negación de los derechos humanos para las personas LGBTQI es aún prevalente, solicitamos a los líderes de nuestra Iglesia a urgentemente llamar al fin de toda forma de agresión para las personas LGTBQI y sus familias. Instamos a la Santa Sede que haga una declaración explicita condenando las leyes que criminalizan a las personas LGBTQI. Dicha declaración sería enteramente consistente con los principios que el Papa ha hecho en este documento y que ya existen en las enseñanzas de la Iglesia.

Entendiendo sobre Genero e “Ideología de Género”

También damos cuenta que, el marco discursivo de Francisco respecto a la “Ideología de Género”, está basado en la comprensión de género como una constante biológica y que la ideología supuestamente reduce la identidad de género a “una opción individualista, que también cambia con el tiempo” (Art. 56). Aunque se valora, por una parte, la preocupación de la Iglesia para cualquier reduccionismo relativista sobre temas relacionados al género; sin embargo, llamamos a la Iglesia a no trivializar la experiencia real de las personas transgenero, para quienes escoger una identidad de género que es diferente a la de su sexo biológico no es un asunto de escoger un género diferente, sino que más bien permitírseles ser sinceros a su “verdad”, como la viven en el más íntimo sentido de su ser.

Al mismo tiempo, recibimos el reconocimiento de Francisco respecto a que la masculinidad y femineidad no son categorías rígidas y que las construcciones sociales de género pueden ser más bien fluidas; de este modo, sin discriminar a los individuos respecto a sus profesiones, artes o liderazgos en base a su género particular (Art. 286).

La necesidad de un discernimiento más profundo en asuntos LGBTQI

Pese a que el documento promueve un acercamiento dialogante para el trabajo pastoral de la Iglesia, este ha demostrado una falta de comprensión científica de la vida LGBTQI; como al mismo tiempo de las frecuentemente severas realidades enfrentadas, tanto al interior como fuera de la Iglesia.

Invitamos al Papa Francisco junto a sus compañeros Padres Sinodales a configurar un proceso de escucha que tenga por objetivo una consulta amplia a personas LGBTQI y sus familias como también a colegiados, científicos y profesionales en el área de la salud, psicología y otras ciencias sociales. Esperamos que dicho proceso pueda informar a la Iglesia mientras discierne su comprensión sobre las personas LGBTQI y en su debido tiempo clarificar y revisar su visión, doctrina y lenguaje respecto a ellas y el plan de Dios para las mismas.

Conclusión

Miramos con atención el gentil animo de Francisco para un dialogo dentro de la familia, basado en el reconocimiento que las distintas personas que en su interior la componen tienen diversos puntos de vista, preocupaciones, habilidades y visiones. Él continúa reconociendo que cada persona tiene su propia verdad y preocupaciones profundas, invocando a la sensibilidad y empatía con el otro “al tratar de ponerse en su lugar e interpretar el fondo de su corazón, detectar lo que le apasiona y tomar esa pasión como punto de partida para profundizar en el dialogo” (Art. 138).

Mientras valoramos esta comprensión de dialogo, también invitamos a la Iglesia a recibir este tipo de dialogo para sí misma y adoptar dicha actitud hacía la gran cantidad de personas LGBTQI dentro de la Iglesia Católica que quieren también compartir con ella su propia vivencia de fe en su diversidad sexual y de género. Instamos al Papa Francisco a seguir su propio consejo para las familias:

“Hace falta liberarse de la obligación de ser iguales. También se necesita astucia para advertir a tiempo las “interferencias” que puedan aparecer, de manera que no destruyan un proceso de dialogo” (Art. 139).”